La Biblioterapia

Biblioterapia nell’Azienda Ospedaliera di Alessandria: il progetto Cultura è Cura

Leggere fa molto bene alla salute perché stimola il nostro cervello mantenendolo in allenamento, aumenta le competenze linguistiche e comunicative e sviluppa l’immaginazione, ma può anche essere considerata una farmacia dell’anima fino a diventare una vera e propria cura. Avete mai sentito parlare di biblioterapia? Come si evince dalla sua etimologia (deriva dall’unione delle parole greche therapeia e biblion), questo termine indica una forma di terapia attuata con i libri. Secondo la definizione data dalla psicologa e psicoterapeuta Rosa Mininno, grande esperta in materia e fondatrice del primo sito dedicato interamente alla biblioterapia, si tratta di una “terapia attraverso la lettura come strumento di promozione e crescita culturale personale e collettiva, un mezzo di autoaiuto, acquisizione di conoscenze e promozione di consapevolezza in situazioni di disagio psicologico e sociale oltre che come tecnica psicoeducativa e cognitiva in ambito psicoterapeutico”.
La biblioterapia come cura psicoterapica nasce nel 1930 negli USA ad opera del Dott. William Menninger che prescriveva ai suoi pazienti la lettura di romanzi utili al trattamento di diverse tipologie di disturbi psichici. Tuttavia la funzione purificatrice della narrazione dagli eventi traumatici vanta una tradizione più antica, affondando le sue radici nel concetto aristotelico di catarsi (applicato originariamente alla tragedia greca ma estendibile anche ai racconti scritti e alle atre forme di cultura in senso più generale) e ripresa successivamente da altri pensatori come Borges che definiva la lettura “uno dei modi più importanti di prendersi cura di sé perché ogni libro è un universo”. Si tratta dunque di un termine recente che però nasconde un contenuto e una pratica antichi.

Borges che definiva la lettura

“uno dei modi più importanti di prendersi cura di sé perché ogni libro è un universo”

Come forma di terapia artistica, la biblioterapia è ormai riconosciuta a livello internazionale e la sua applicazione non è rimasta limitata agli Stati Uniti, ma si è diffusa anche in Europa e in particolar modo in Inghilterra dove gli specialisti di orientamento cognitivo-comportamentale prescrivono ai loro pazienti un libro-farmaco come homework per poi analizzare in studio le emozioni e le riflessioni emerse da tale lettura. Il degente, infatti, non si deve concentrare sul contenuto superficiale del testo bensì sulle dinamiche emotive che esso suscita in lui, su alcune tematiche che si possono ricollegare alla sua esperienza di vita e quindi sulle possibili identificazioni con personaggi che apparentemente si presentano diversi da lui poiché caratterizzati da spetti caratteriali che tende solitamente a nascondere. La lettura si trasforma così in un mezzo di esplorazione personale, di elaborazione e superamento del trauma nonché strumento di crescita consapevole e veicolo di benessere e autostima. La psicologa Laura Messina, autrice di Biblioterapia: “prescrivere” un libro, spiega in modo efficace la funzione assunta dal libro in questa terapia definendolo uno “specchio per rivivere parti di sé da prospettive diverse” in quanto i pazienti, come i protagonisti di un libro, “hanno bisogno di raccontare e raccontarsi, di ascoltare e ascoltarsi, guardando fuori e dentro di sé”.
Questa tecnica di cura può essere utilizzata con ottimi risultati sia su pazienti adulti sia sui bambini e gli adolescenti e non solo in ambito ospedaliero, ma anche nelle carceri, nelle scuole, nelle case di riposo e nelle strutture riabilitative. Nonostante diversi studi accademici e pubblicazioni ne abbiano dimostrato l’efficacia, purtroppo la biblioterapia è ancora poco praticata in Italia, anche se negli ultimi anni qualche passo avanti è stato fatto per quanto riguarda la formazione dei medici e la promozione della tecnica. Nello specifico l’Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, in accordo con l’interesse già dimostrato in passato per la medicina narrativa, nel gennaio 2017 ha attivato un progetto promosso dalla Biblioteca Biomedica in collaborazione con la Biblioteca Civica della città e il Servizio Civile Nazionale: Cultura è Cura. Si tratta di un laboratorio di lettura come sollievo realizzato all’interno dei reparti dei Presidi Civile e Infantile da tre volontari con il contributo della nostra Associazione Amici della Biblioteca dell’Ospedale. L’obiettivo di questo progetto è coinvolgere fisicamente ed emotivamente i degenti attraverso la lettura, farli emozionare con i libri accompagnandoli nel loro percorso di cura e soprattutto aiutarli a elaborare la loro malattia attraverso il dialogo e la lettura. In particolare i volontari, previo accordo con gli operatori sanitari, si recano nei singoli reparti per fornire supporto ai pazienti che ne fanno richiesta leggendo libri di narrativa, poesie, grandi classici, ma anche opere proposte dai degenti e scritti dedicati al valore della lettura per riflettere e intraprendere dei dibattiti, mentre all’infantile giocano con le letture inventando, disegnando e costruendo insieme ai bambini nuove storie. Durante i loro incontri, inoltre, trasmettono l’importanza della funzione terapeutica della scrittura e del dialogo perché narrare la propria esperienza del vissuto ospedaliero aiuta a stare meglio, almeno dal punto di vista psicologico: infatti, come affermava lo scrittore inglese D.H. Lawrence, “versiamo la malattia nei libri e ne emergiamo con una pelle nuova”.

In foto l’antichissima biblioteca dell’Abbazia benedettina di San Gallo in Svizzera: costruita intorno al 747 d.C. e proclamata patrimonio UNESCO nel 1983 insieme al resto della struttura, sulla porta d’ingresso riporta la scritta greca “Farmacia dell’anima”. Oggi conserva circa 160mila preziosi volumi e per questo è considerata una delle più importanti biblioteche al mondo di manoscritti medievali.